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Cosa c’è tra l’Apple e noi?

C'è qualcuno: gli operai della Foxconn.

Proprio dove la Apple ha deciso di far assemblare i più desiderati prodotti del momento continua la lunga catena di tragedie.

Si ha l'impressione che in quella fabbrica lo stress tra i lavoratori abbia da tempo superato il livello di sopportabilità umana. Questo concentrazione d'incidenti sembrano proprio evidenziare la punta di un iceberg dove, malcelate sotto il design e la qualità del prodotto, c'è l'estrema ricerca dell'efficienza, o meglio, come scrive la Reuters degli enormi profitti. Certo gli incidenti non capitano solo lì, ed è di certo sovraesposta per via di quei beni molto particolari che produce in grandi quantità per cercare di soddisfare la nostra domanda. E in questo vortice non si riesce più a valutarne tutti i costi. Perchè succede tutto ciò?

Partiamo dai concetti basilari.

I beni sono esposti in vetrina se c’è qualcuno che:
– ne ha bisogno (o hanno fatto in modo che creda di averne bisogno)
– è disposto, per il motivo precedente, a pagarne un prezzo (che ritiene equo).

I suddetti aspetti determinano sia la scelta del consumatore sia il limite del produttore.

Il mercato è necessario: fa incontrare la domanda con l’offerta. E il prezzo è la conseguenza. Da qui nascono la continua crescita della produzione e l’aumento della produttività.
Grazie al mercato si riesce a soddisfare la domanda, massimizzare l’utilità e ottimizzare le risorse.

Tutto quello appena scritto, sebbene sia una becera esemplificazione dell’economia, accade solo nei libri di testo, quasi mai nella vita reale. Di sicuro l’introduzione del comportamento umano con le sue distorsioni genera incertezza e imprevedibilità del risultato, almeno rispetto ai modelli teorici.

La domanda è espressa dalla disponibilità dei consumatori a pagare. Ma questa è manipolabile, anche con forme inconsapevoli, da attività che favoriscono la spesa, come il marketing con una delle sue armi: ad esempio la pubblicità.

Pertanto la domanda dei beni ha degli aspetti sia palesi (razionali) sia inconsci (irrazionali).
Quelli palesi sono: prezzo attuale, reddito a disposizione, prezzo del bene alternativo, prezzo del bene complementare, tasso d’interesse (che a sua volta influenza la propensione a consumare, investire o risparmiare).
Quelli inconsci sono di difficile valutazione, come tutti i prezzi futuri (esempio: inflazione attesa, interessi futuri, ecc.) e i riflessi delle proprie esperienze quando ci compariamo con il tenore di vita degli altri.

Mentre l’offerta è data principalmente dai costi di produzione e dalle condizioni di mercato. Non è sempre così: talvolta l'azienda impone ai rivenditori un prezzo fisso. E' il caso della Apple.

Ciò funziona fino a quando il mercato non è spinto ai suoi estremi, altrimenti siamo tutti assoggettati al suo potere.
Un potere impalpabile, impersonale che però fa sentire, talvolta con durezza, la sua presenza soprattutto quando dimostra la sua incapacità di arrestarsi di fronte allo sfruttamento.

Vedere un bene che gli altri desiderano ci fa scattare la molla dell’acquisto, anche se pensiamo che c'è stato qualche operaio che ha sacrificato molto della sua vita per produrlo. Ma dopo un istante questa sensazione è sopraffatta dalla voglia del possesso e non c’è tempo per riflettere a lungo.

Parafrasando Oscar Wilde possiamo dire che si può resistere a tutto tranne che a un p(r)ezzo attraente. E l'Apple di attrazione e profitti se ne intende.

In sintesi, tra le curve di domanda e offerta ci sono sempre le persone, anche se non riportate esplicitamente sui libri di testo. Trascurarle significa consentire che il mercato domini su tutto.

Sappiamo però che quando il mercato è spinto verso i suoi eccessi abbiamo un’esperienza “quantistica”: si subisce sfruttandolo e si sfrutta subendolo.