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Gli indignados de noantri

Mentre gli spagnoli reclamano il cambiamento esortati dal libro “Indignatevi” del partigiano francese Stéphane Hessel, qui da noi la politica si sostanzia in una ventennale fiction a trama circolare.

Al centro c’è il leader di turno e l’obiettivo è bersagliarlo. Lo spettacolo consiste nell’osservare questa lotta, schierandosi, e scommettere su chi sarà il prossimo. I politici italiani restano così da tantissimo tempo al potere perché non hanno mai pagato le conseguenze delle sconfitte, non li abbiamo mai messi –definitivamente- da parte.

Questo è il metodo per raggiungere l’obiettivo di invecchiare al potere (nel governo o all’opposizione, poco importa) in tal modo non pagheranno neanche gli errori che subiranno le prossime generazioni. Ciò porta, senza timore di smentita, al dramma dei drammi: ossia alle scelte senza conseguenze.

Del resto, perché preoccuparsi per i posteri? Diceva Woody Allen: “Che cosa hanno fatto i posteri per noi?”.

È una mitica battuta che qui da noi diventa anche un paradosso: chi non paga le conseguenze vuol dire che non conta niente, non ha autorità. Invece in questa Italia parliamo del potere che si esprime da sempre ai massimi livelli.

In termini politici, spezzare questa falsa catena che gira intorno dovrebbe diventare l’obiettivo degli indignati. Sembra addirittura una scienza: perpetuare il problema per sentirsi l’unica soluzione. Tutto è basato sul fatto che il popolo affida il mandato ai politici, ma questi hanno frainteso. Non perchè siamo incapaci di governare, ma perché siamo –ancora- in una democrazia indiretta. Così, essendo l’unica soluzione, si rendono necessari.

Per ragionare in termini economici e sociali, quello che indigna è aver legato la solidarietà alla crescita. In altre parole, solo se il sistema cresce possiamo aiutare di più i giovani (se disoccupati o precari), le famiglie numerose e gli anziani.                                                                       Urge subito una sottolineatura: la crescita è fondamentale. Ma sappiamo che in economia ci sono da sempre i cicli, e quando siamo nel mezzo di una semionda negativa (per crisi globali o per inadeguatezza endogena) non possiamo solo desiderare qualcosa di diverso; non basta, bisogna agire per aiutare chi soffre di più.

In altri Paesi (non solo in Spagna) sono in piazza milioni di persone per protestare. Finora sono molto accorti, il loro obiettivo non è uno schieramento, ma chi non pensa né ai giovani né al futuro. Quindi tutta l’attuale classe politica.

Qui da noi prevale l’atavico piacere di sentirsi indignati, senza mai passare all’azione. O magari avverrà un giorno, ma solo quando converrà farlo. Però bisogna stare attenti, la capacità di gestire (se non si riesce a ridurre) le disuguaglianze determina la sopravvivenza dei regimi non solo autoritari ma anche democratici.

Indignati per l’irresponsabilità della classe politica lo siamo di certo. Ma nel rivendicare concretamente le istanze di futuro per tutti, siamo pure indegni.