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Demografia. No people? Non parti

Economist.demografia

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I mercanti hanno seguito i missionari. Abbiamo dominato il mondo prima con la cristianità e poi con il capitalismo. Ora non abbiamo altre armi, a parte quelle militari. I non occidentali sono in tanti, circa 6 miliardi, e cerchiamo ancora di non sentirli. Facciamo di tutto pur di non vederli, così chiusi come siamo nel nostro quartiere occidentale, sempre più assediato, che riteniamo il centro del mondo. Infatti da questa splendida grafica, sommando insieme tutta l’area euro più la Gran Bretagna e l’America del Nord, non raggiungiamo neanche il 10% della popolazione mondiale.

Ma iniziamo a pensare che il centro non è più equivalente al posto più ricco. Persino il presidente americano Obama e la cancelliera tedesca Merkel ci fanno prendere coscienza del fatto che il 21° secolo non sarà guidato solo dal punto di vista occidente-centrico. E a vedere i differenti tassi di crescita non possiamo che ammetterlo.

Ora la demografia è tornata a contare e ha la stessa importanza della piazza principale di una città: da qui tutte le strade si diramano e qui tutte terminano. È uno snodo centrale e moltissimo dipende dal profilo demografico, ma solo ora ne prendiamo coscienza. Eppure è sempre stata il motore, il cuore della potenza economica di una nazione. Almeno fino a quando l’occidente non ha preso il sopravvento grazie alla tecnologia, alla produttività e al contesto politico-religioso che ha consentito l’ultimo spettacolare progresso.

Ora anche l’oriente è su questa strada, in particolare dopo il 2001, con l’ingresso della Cina nel WTO. Tale apertura al mercato ha sconquassato i vecchi equilibri, ma essi hanno una marcia in più: la demografia per l’appunto. Notate la dimensione del cerchio che evidenzia la crescita economica nell'ultimo decennio, dal 2001 al 2011. Impressionante.

Non è un caso che abbiamo chiamato quei paesi “emergenti”. Infatti noi siamo visti come i vecchi, quelli indebitati e senza nuove idee per il futuro; i conservatori del mondo, quelli che non vogliono cambiare il loro stile di vita, anche se ormai sanno che hanno vissuto oltre le loro disponibilità e che le risorse stanno finendo.

In Italia la situazione è ancora peggiore: ci sono pochi giovani e dai 15 ai 64 anni (circa 40milioni) solo 23 milioni di persone lavorano. Qui da noi il profilo demografico tende verso una piramide rovesciata e la frattura generazionale si aggrava.

Non c’è bisogno della statistica per capire che tassiamo i giovani e il loro futuro per pagare le pensioni ai pensionati, che guadagnano più della loro contribuzione procapite. Molti di questi ultimi hanno redditi molto bassi, tuttavia non sono certo i più ricchi ad aver ragione di protestare: il debito pubblico è una conseguenza, seppur indiretta, dell’errata gestione economica da parte dei politici che –è il caso di evidenziare- quella generazione ha votato.

E quindi il movimento di protesta popolare, come quello dell’Occupy Wall Street e del 99%, resta una funzione vitale per la democrazia, poiché è un canale di ritorno per impedire il perpetuarsi degli errori che qualsiasi parte politica può compiere.

Il risultato finale è che cresciamo poco o nulla. Del resto con troppe persone non attive, molti anziani e pochi giovani (tra l’altro disoccupati), non sarà facile ripartire. Come sempre accade in Italia, ci proveremo, ma non prima dell'ultimo istante.