01 Novembre 2012

Startupper, segui le lezioni di Calvino

Fast1

Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità (delle
relazioni). Non trovate che le “Lezioni americane” di Calvino siano la migliore
descrizione della startup di successo? Soffermiamoci sull’importanza della rapidità per una startup.

L’inerzia è una
forza che deriva dal passato; in assenza di azione, inevitabilmente
rallentiamo. Invece Internet, che è tutto tranne che una forza fisica, attrae
verso il futuro, a patto di andargli incontro. È solo l’inazione che fa
sembrare il passato come il nemico del futuro dell’Italia.

Le startup devono
essere avare di tutto tranne che del tempo, una ricchezza da spendere nel
progetto più rapidamente possibile. Tra la tradizione
che ci culla e la velocità che questi tempi richiedono, l’Italia è in
difficoltà: non riusciamo ad alternare la lentezza dell’analisi alla rapidità nell’anticipare/creare/soddisfare
la domanda del mercato espressa dai bisogni di persone o imprese.

Eppure le regole classiche
dell’economia (l’offerta, la domanda e i prezzi) non sono cambiate con il
digitale: la rivoluzione consiste nell’ambiente in cui si opera (il campo delle
operazioni è globale) e il fattore tempo diventa decisivo. Si ha successo o si
fallisce in un batter d’occhio. È la velocità
delle relazioni, anche se non perfette (in beta), che rende un’impresa
vincente. Se troppo lenta, questa sarà depredata -nella più spietata forma Darwiniana- dai suoi concorrenti. 

Una grande impresa
ha un time-to-market molto lento; deve investire molto capitale per
comprare le infrastrutture, macchine che producono i beni e in aggiunta si richiede
una certa quantità di manodopera. È sempre presente il reparto di Ricerca&Sviluppo
che passa le informazioni al gruppo del marketing. Questi ultimi ne valutano
l’applicabilità e avviano la produzione. Insomma, i ritardi rischiano di
rendere l’impresa inadeguata rispetto all’accelerazione tecnologica che stiamo
sperimentando. Riesce a competere solo chi raggiunge una grande economia di
scala.

Per le startup che
operano nel digitale oggi è quasi il contrario: non serve molto capitale
iniziale, poiché non ci sono capannoni da comprare e non si devono assumere
centinaia di persone, ma occorrono idee. Vince chi le mette in rete, chi trova
alleati per abbassare i costi (o per creare beni complementari) o chi è in
grado di diffonderle sfruttando i collegamenti tra i soggetti; nello spazio e
nel tempo.

Le startup sono le
più abili nell’abbreviare i cicli di sviluppo, che sappiamo avere una relazione
proporzionale con i costi. In particolare, una volta fornito l’accesso al servizio,
rimane solo la questione della sua diffusione. Così i costi diminuiscono e
arrivano ai minimi termini, a patto di agire in rete con estrema rapidità. E tutto ciò crea delle
esternalità positive, perché è un’economia di rete.

“Rete” è un
concetto generico, si concretizza non solo nell’accesso alle informazioni,
bensì nella velocità delle interazioni di cui la startup necessita.

Italo Calvino, per
descrivere la rapidità della storia di Carlomagno, scrisse “la corsa del
desiderio verso un oggetto che non esiste, un’assenza, una mancanza…

È proprio tale
desiderio che anima i veri startupper.

Twitter: @massimochi