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Scoperta: tecnologia e formazione si amano

 Il lavoro di un artigiano é un’attività “end-to-end”: si occupa di tutto, dal contrattare il servizio a produzione, trasporto e messa in opera. La sua è una vita passata a studiare come utilizzare al meglio gli strumenti per plasmare la materia. Il fine è creare lavori a regola d’arte, ed è una conoscenza che si può tramandare alle successive generazioni. 

Cosa cambia adesso con l’avvento del digitale? 
Le nuove tecnologie richiedono persone formatesi velocemente su temi nuovi, che non si possono ereditare, per produrre beni in un mercato senza frontiere. L’Italia subisce uno spiazzamento temporaneo dovuto a un’alta offerta di persone con buone conoscenze universitarie che però è superiore alla domanda delle imprese sul territorio. I migliori dei nostri giovani, non avendo modo di praticare le conoscenze -per migliorarle-, o le perdono o emigrano. 

Se continuiamo a pensare che la difesa a oltranza del posto di lavoro (e del territorio) sia disgiunta dalla qualità formativa che la progressione tecnologica richiede, la risultante è che moriremo disoccupati. E con sempre più ineguaglianze. 
Per converso, osserviamo qualsiasi luogo nel mondo in cui si è investito in tecnologia e formazione: l’effetto non può essere altro che occupazione.

Questo è il progresso.

Non possiamo attendere oltre per risolvere questa mancanza di politica industriale, ma agire in fretta per cogliere i vantaggi che queste innovazioni creano, e distribuirle con equità. Questa è la fase che crea occupazione e compensa la distruzione operata dalle nuove tecnologie.

Dobbiamo riconoscere che grazie alle precedenti rivoluzioni industriali noi stiamo godendo –ora- di benefici incalcolabili.

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È già successo con l’avvento dell’elettricità, per esempio: essa ha aumentato sia la domanda di operai con bassa formazione per manovrare le macchine, sia di impiegati e manager per la gestione dell’impresa diventata più grande. Lo stesso dicasi per l’espansione internazionale delle aziende dove le attività manageriali diventano sempre più complesse e richiedono più formazione per essere svolte su scala globale.

Quindi, distinguiamo gli strumenti dal loro uso: la nuova economia digitale ha bisogno di nuove conoscenze per impiegare al meglio i nuovi strumenti. 
E viceversa: i nuovi strumenti creano nuove conoscenze e pertanto c’è bisogno di nuove professioni.

La tecnologia e la formazione si amano da secoli: una non può fare a meno dell’altra, una crea l’altra; e insieme (pro)creano occupazione.

Twitter: @massimochi

PS. Post ispirato dalla partecipazione al BTO2013. Consiglio la visione delle presentazioni sul sito.