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Le macchine ci programmano

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Sogni ancestrali
Da sempre sogniamo di annullare le distanze, di avere una forza oltre quella umana, senza stancarsi, senza dolore; di poter calcolare tutto, predire il futuro; e di essere immortali.

Ora quel momento, così ben descritto da Asimov, si avvicina.
Con la tecnologia stiamo ampliando le nostre facoltà fisiche e cognitive.
Dal punto di vista fisico siamo procedendo su due strade convergenti:
– una è quella di creare dei robot che fanno lavori fuori dalla nostra portata (es. microscopici, pericolosi, potenti)
– l’altra è che stiamo integrando la tecnologia direttamente dentro i nostri corpi, pensiamo agli arti artificiali e agli esoscheletri.
Dal lato cognitivo sfruttiamo la loro efficienza in termini di lavori dove si richiede la ripetitività, velocità e precisione del calcolo.

Mentre aumentano in modo inesorabile le disuguaglianze tra noi, perché pochi sanno utilizzare le informazioni pregiate e tutti gli altri restano indietro, se non ci miglioriamo al ritmo delle macchine il (vero e ancora più importante) divario tra noi e loro sarà incolmabile. Perché la differenza non è statica, ma aumenta con il tempo.
L’Internet delle cose e il conseguente fenomeno dei Big Data hanno formato un ecosistema, ossia le macchine si scambiano le informazioni autonomamente in modo esponenziale. Sono destinate a superarci quando faranno meno errori di noi.

È da 200.000 anni che godiamo di questi straordinari progressi tecnologici, siamo felici e non vorremmo tornare indietro. Ma quando le macchine sapranno fare lavori che non possiamo più fare, e quando sapranno cose che non sappiamo più, saremo sorpassati, diventeremo inutili. Ma c’è da restare ottimisti se troviamo il modo di tramandare ciò che è nato con noi: la coscienza dei diritti e dei doveri.

Incubi ricorrenti
Iniziamo a vedere oggi le ombre del futuro, ossia il terrore che detti sogni si realizzino.
L’Uomo oggi vive tra i robot e computer, per adesso essi apprendono dalle persone, ma fra un po’ può accadere il contrario.
Programmare le macchine significa realizzare molti dei nostri sogni, ma quando passeremo il testimone alle macchine saranno loro a programmarci e a programmarsi (machine learning), e sarà un incubo. Più impariamo a programmarle e più le macchine ci programmano.

Con queste capacita che stiamo dando alle macchine, stiamo rischiando di donarle una vita che avrà un livello superiore al nostro?
Sara più pericoloso?
Nello stesso modo in cui oggi gli umani sono il pericolo numero uno per il regno animale che ci ha preceduto.
Se una macchina potrà cambiarsi, migliorarsi, ossia evolversi attraverso l’auto-programmazione diverrà immortale, allora rischieremo di arrenderci nella nuova era. Come i batteri hanno fatto con noi.

Abbiamo tra le mani il computer, ma sentiamo che le sue possibilità orientano i nostri pensieri. Allora è meglio dire che il computer ha tra i circuiti le nostre menti.
L’Uomo, una macchina perfetta fatta da DNA, coscienza e intelligenza, ora mette mano nel codice delle sue cellule. Così come le macchine, create da noi, ora ci programmano la vita.

Twitter: @massimochi