Come si vince contro Amazon?

Amazon
Amazon ha un
doppio vantaggio: usa i negozi e le librerie degli altri per mostrare
“fisicamente” ciò che essa vende e sfrutta le recensioni “online” per
consigliare i suoi clienti. 
Si è diffusa così
la convinzione che è impossibile da battere, perché ha i costi più bassi di
tutti, perché non pagano molte tasse e perché hanno un servizio migliore.

L’ultimo punto è
al centro di tutto: il servizio. 
Il servizio dei
negozianti sotto casa è costoso perché ci sono le persone, cioè gli assistenti
alla vendita. Oltre ad essere un costo deve trasformarsi anche in vantaggio,
altrimenti è finita.

Come farlo? Con una forte operazione
di
trasparenza e coraggio.

Occorre mostrare
un’etichetta che deve essere la somma di due cifre:

-     
la prima è espressa dal codice a barre e rappresenta il costo
dell’azienda per mettere il bene nello scaffale a disposizione del pubblico

-     
l’altra per ripagare l’assistente, che è lì con esperienza, voce e occhi
per consigliare il cliente. Il quale dovrebbe farsi la domanda: l’oggetto che
desidero va bene per me? È questa la risposta che il buon venditore deve
trovare in ogni occasione.

Tutto ciò dovrebbe
aver più valore rispetto a leggere le recensioni sulla rete sociale. I
venditori devono confidare sull’intelligenza dell’assistente nell’affrontare
sempre situazioni differenti, e così i clienti potranno apprezzare quel contatto
fisico, così reale e forse sempre più raro, tale da pagare quel delta in più,
pena il fallimento del negozio.

L’online non ha
sempre la meglio sull’offline, e con il prezzo più basso non sempre si vince. Ha
la meglio chi è più efficiente nel servire il cliente non solo per mezzo di algoritmi
ma anche di relazioni umane. Si sceglie sempre con il cuore oltre che con la testa.

Sembra contro-intuitivo:
ma più si usa la tecnologia più l’efficienza
dell’azienda passa per la creatività ed empatia che le persone introducono nelle
relazioni. Sono queste che ottengono il miglior
ritorno possibile da qualsiasi investimento.

Twitter:
@massimochi

 

PS:
Se Amazon aprisse una catena di ristoranti economici, dotati di un’immensa
scelta di cibi preconfezionati e identici in tutto il mondo, andremmo a cenare dove
il cameriere si è trasformato in un’interfaccia web?

 

  • Fabio |

    Sig. Massimo complimenti per l’articolo, mi ritrovo in quello scritto da lei. La scelta del prezzo diviso in due è una soluzione a cui non avevo mai pensato. Il problema principale che vedo è che per la formazione e il servizio servono dei capitani coraggiosi pronti a fare investimenti a medio termine. Quanti capitani coraggiosi ci sono nella GDS? ne conosco pochi

  • Massimo |

    Mario, lo Stato civile in questi specifici casi è meglio che non intervenga, deve esserci il mercato. E nel mercato vince chi è più efficiente. Immagino che all’aumentare della tecnologia impiegata la differenza la faranno le persone, come sempre. Basta avere coraggio e investire.
    Grazie.

  • Mario Sebastiani |

    Trovo difficile l’applicazione della cura: la competenza si crea con il tempo e la dedizione, si alimenta con la costanza e l’applicazione. Il venditore dovrebbe avere tempo e denari per formare e mantenere quelle professionalità: siamo sicuri che abbia tali possibilità e che sia messo in grado di farlo? E i margini operativi, sempre più stretti, giustificherebbero tali investimenti? E’ altresì vero che chiudendo i negozi reali si crea un ulteriore problema di occupazione locale. Uno stato civile dovrebbe preoccuparsi urgentemente di questo problema che altrimenti lascerà in eredità alle generazioni future solo una fredda interfaccia web, anche per i ristoranti.

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