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Come costruire il domani con il digitale

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Ehi, tu, padre curioso di figli adolescenti.
Tu non sei un uomo di pochi mezzi, solo non hai molto tempo per mettere in fila tutte queste novità. Sei sopraffatto dalle notizie di questo mondo che cambia e non sai neanche come spiegarlo a cena con gli amici.
Bene, l’ultimo libro di Luca Tommasini, “L’innovazione non chiede permesso”, è la tua guida, soprattutto per la sinteticità dei capitoli, una quarantina in sole 300 pagine.

Pur non essendo un esperto nelle recensioni, proviamo a passare insieme in rassegna i concetti più rilevanti:
“La tecnologia digitale ha per obiettivo la trasformazione dell’uomo. L’uomo è l’unica specie in grado di trasformare se stessa, lo fa con la genetica, la psicologia, etc…”
È un inno alla felicità: inseguire le proprie passioni e realizzarle per essere più felici. Con tali benefici individuali, anche il Paese avrà più produttività a livello aggregato.

“La portata della tecnologia digitale va ben oltre il mercato del lavoro, per toccare la demografia e l’ambiente.”
È una risposta al perché le grandi innovazioni hanno fatto la storia. Un’innovazione ha successo quando le persone l’adottano, inaspettatamente, dappertutto e soprattutto nel mondo digitale: chi consuma le informazioni digitali (è anche chi) le produce. Innescando un circolo virtuoso e esponenziale.

Il cloud, i social, i big data e lo smartphone sono fattori che delimitano un campo da gioco dove accadranno esiti imprevedibili. Un gioco in cui le persone si connettono per interessi e affinità comuni, e solo dopo si incontrano fisicamente. Prima succedeva il contrario: la localizzazione geografica era il primo limite da superare. Poi ci si riporta a terra, a un fondamento della nostra civiltà: “La società contemporanea tende alla deterritorializzazione, ma a livello politico si stenta a capirlo, perché l’eletto è ancora vincolato a un elettorato di tipo locale.”

Qui si evince l’imprenditore di successo, che non ricerca solo il costo più basso delle risorse da utilizzare: “Perché un’idea si trasformi in un’impresa serve una visione a tutto tondo in grado di connettersi all’ambiente (umano, tecnologico, economico) che la circonda.” C’è un passaggio, per chi è appassionato di trend, dove si intravedono divergenze sempre più marcate, che determineranno il futuro dell’adozione del digitale, per esempio: “gli uomini si metteranno al volante stanchi, distratti o malati, le macchine invece migliorano.”

A proposito, all’alba della storia dei computer questi erano solo per pochi. Facevano semplici operazioni computazionali. Poi iniziò la programmazione e l’uso degli algoritmi e ora abbiamo tutta questa potenza in forme sempre più miniaturizzate nelle nostre mani. A titolo gratuito. Le conseguenze? Sintetizzate in questa frase:
“Il monitoraggio delle nostre vite è entrato attraverso il cavallo di troia delle app gratuite.”
Non manca in questo libro un riconoscimento importante anche al mondo di prima, quello analogico, dei più anziani, i non-nativi digitali, che “hanno lanciato un ponte verso il futuro”.

Per concludere, ma c’è molto altro, un tocco di originalità con la creazione di un acronimo dal termine disruptive.
Diffidenza
Incredulità
Sorpresa
Rifiuto
Uso
Propagazione
Trasformazione
Innovazione
Visione
Evoluzione

PS: Continueremo a parlarne con Luca De Biase grazie al suo libro sul “Lavoro del futuro” e con Marco Bentivogli a Vetrya, Orvieto, il 5 Dicembre. Qui il link con i dettagli.