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Il PC è di Destra, la Rete è di Sinistra

Il PC e la Rete sono: "reciprocamente esclusivi e congiuntamente esaustivi", se prendiamo in prestito una famosa distinzione di Norberto Bobbio.

Il PC è nato come un prodotto di
un’azienda capitalistica; ha dato potere all’individuo che lo ha slegato dal sistema centrale; con tale autonomia e libertà si sentiva il padrone di
tutto. Il PC cresceva solo espandendo le capacità interne, ma non scambiava molte
informazioni con gli altri, quindi rimaneva abbastanza stupido.

Diventato
adolescente, intorno al 1995, ha allargato man mano la cerchia delle sue
relazioni, fino a raggiungere la dimensione planetaria che conosciamo. Ha messo
a disposizione i suoi beni (le informazioni) a chi non ne aveva. È nata la Rete,
impiegata per la distribuzione della ricchezza prodotta dal lavoro umano a
favore della società.

In questo nuovo brodo primordiale -e
digitale-, oggi il
limite è l’efficienza della Rete in mobilità, più che le capacità di calcolo
del terminale locale. 
La legge di Metcalfe è importante
almeno quanto la legge di Moore, perché esprime il valore della Rete al
crescere del numero degli utilizzatori. Sono comunque entrambe leggi
economiche, ma non è più solo una questione di capacità, ossia di stock, ma di Input/Output, ossia di flusso.

Così la
comunicazione sembra prevalere sulla computazione. 
Un tale flusso di
informazioni che viaggia da un nodo all’altro ha dinamiche ancora da esplorare,
dove non tutto è paritario (vedi Google o Facebook rispetto agli altri nodi) e
così competono le nuove logiche di rete contro le vecchie gerarchie. Per avere un
nuovo mix, il Cloud, che ridefinisce un nuovo equilibrio di potere tra le parti.

Ma anche la Rete rimane stupida,
perché la connettività tra tutto e tutti fornisce solo il trasporto dei dati. L’intelligenza non è negli strumenti, è invece agli estremi della rete: cioè nelle persone che li
usano. E in questo senso Giorgio Gaber aveva ragione sulla distinzione non più riconoscibile nella pratica.

Twitter: @massimochi