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On Prediction

Come si fanno le previsioni.
Su cosa: in questo caso sul lavoro.
Quanto sarà importante l’impatto?

Come prevedere?
· Bisogna vedere come perdono tempo i ragazzi.
Si osserva un ragazzo tra i più svegli, che ha voglia -senza imposizioni dai genitori- di perdere il suo tempo. Il futuro si basa di certo su un’estensione di quell’attività. Proprio così, un tempo imparavamo dagli anziani, ora dobbiamo osservare ciò che fanno i ragazzi per capire il futuro.

· Non avere certezze sulla strada da fare è la strada giusta.

· Last but not least, la parte più dura: allontanarsi dalla propria cultura. Cercare sempre idee di persone che falsificano le proprie ipotesi.

Cosa prevedere?
Prevedere il futuro del lavoro è difficile, perché:
1. non sappiamo come si comporteranno le persone e non possiamo misurare i fattori causali;
2. le previsioni stesse influenzano quello che stiamo cercando di prevedere.

Sappiamo che ci sono solo quattro tipi di lavori: manuali ripetitivi, cognitivi ripetitivi, manuali non ripetitivi e cognitivi non ripetitivi.
L’automatizzazione realisticamente ci toglierà solo il tempo che noi ora occupiamo nei due lavori ripetitivi.

Prima conclusione, faremo solo lavori (ma anche attività ricreative) non ripetitive.
Se gli agricoltori avevano intravisto il loro futuro nelle fabbriche, e se gli operai lo prevedevano negli uffici, allora oggi gli impiegati dove dovrebbero vedere il futuro del loro lavoro?
Negli occhi dell’altro.
Tutti quelli non digitalizzabili, quindi non remotizzabili, che coinvolgono la personalizzazione caso per caso, con le emozioni, le paure, le aspettative.

La valutazione quindi richiede il giudizio umano e non può essere automatizzata con alcuna tecnica (a me) nota.
Non ci sono best practices. Perché dentro le best practices si trovano le conferme che cerchiamo e ciò è in esatta opposizione al metodo di Popper che procede per falsificazioni empiriche delle teorie ipotizzate.
Quindi la domanda è: quali devono essere le circostanze (ossia la realtà) affinché le best practices siano affidabili?
Se non riusciamo a rispondere, vuol dire che tutto quello che accade è dovuto al “caso”. Ma in realtà è perché non abbiamo studiato a sufficienza il “caso” per farlo uscire dal dominio dell’imprevedibilità.

Quanto sarà importante l’impatto?
Il futuro del lavoro è per chi immagina un lavoro imprevisto nel futuro.
Se ci limitiamo a prevederlo, farà prima una macchina a realizzarlo, più velocemente, con più precisione e a minor costo.
Per essere più accurati nelle previsioni dobbiamo pensare a come cambia l’ecosistema, per esempio quello dei fornitori e soprattutto dei clienti.

Cosa non chiederanno più?
Cosa chiederanno di più?
A quello che neanche immaginano possiamo pensare solo noi.

Anche se avessimo molti più dati sulle transazioni, non potremmo migliorare i nostri modelli previsionali in maniera sufficiente da prevedere i comportamenti degli umani. Essi sono in gran parte irrazionali. O meglio, si può osservare il passato per capire i comportamenti umani, mai per prevederli nel futuro.

Del resto, come si fa a capire il comportamento delle persone quando si relazionano con gli altri (nella società), con il denaro (nell’economia), con l’arte, la scienza, la fede, etc.?
Dobbiamo pur dire che molte persone, quelle che non hanno la necessaria literacy, quelle che purtroppo non hanno né le hard né le soft skills richieste, saranno al servizio delle macchine.
Per loro non cambierà nulla, non avranno alcun beneficio dalla sostituzione del manager con la macchina che sarà gerarchicamente superiore. Dovranno sempre e solo eseguire le decisioni.

Poi ci sono tutti gli altri che svolgono il lavoro “non ripetitivo”.
Di certo calcoleranno molto meno e memorizzeranno meno, perché rispettivamente la velocità e l’esattezza delle macchine è irraggiungibile.

Il lavoro che rimane, per chi ne ha le capacità, è come usare le macchine per capire le persone e le loro aspettative.
Ci sono miliardi di persone, e quindi di lavori. Dobbiamo solo trovare il modo per remunerarli (prima per il lavoro, poi per la cittadinanza o altro): quando ci siamo riusciti il mondo è sempre migliorato; non c’è motivo per cui non possa più succedere.